Il diritto al lavoro delle persone disabili

Il diritto al lavoro delle persone disabilidi Cristiana Guccinelli

In Toscana i disabili iscritti alle liste di collocamento sono 38.631, secondo la VII Relazione al Parlamento sull’attuazione della legge per il diritto al lavoro dei disabili. Nel solo 2013 se ne sono iscritti 4.479. Coloro che sono stati inseriti nel mondo del lavoro sono 1229, contro i 1375 del 2012. E, come accade anche a livello nazionale, sono moltissimi i posti di lavoro che per legge dovrebbero essere assegnati a persone con disabilità e che invece rimangono ‘scoperti’, sia nel pubblico che nel privato.

In Toscana queste aziende sono 1.171 e i posti ‘scoperti’ sono 353, le pubbliche amministrazioni sono invece 80 per 556 posti scoperti. A ciò si aggiungono gli esoneri, ovvero chi richiede di non rispettare la legge e quindi di non essere obbligato ad assumere persone disabili. Nel 2013 sono state 183 le richieste in tal senso per 426 posti complessivi.

I dati parlano chiaro. La situazione è drammatica. Non si capisce perché non applicando la legge non si ricevano sanzioni, perché si possa chiedere l’esonero pagando, perché il pubblico abbia anch’esso dati tanto sconfortanti, ecc. ecc.

Comunque per una migliore applicazione della legge serve anche un modo nuovo di affrontare la questione. Si tratta di attivare processi di integrazione lavorativa e sociale e non solo azioni di avviamento al lavoro. Nel report “Le parole del lavoro” di Fish – Federazione italiana per il superamento dell’handicap si sottolinea che mantenere “un approccio difensivo verso i lavoratori con disabilità porta alla crescita delle richieste di esenzione da parte delle aziende o alla scelta di pagare sanzioni piuttosto che procedere alle assunzioni”.

E’ per questo che volontariato e cooperazione sociale possono insegnare molto su come facilitare l’incontro fra lavoratore disabile e azienda. Troppo spesso è la mancanza di conoscenza reciproca a rendere l’impresa impossibile. Manca un lavoro di matching che fatto con metodo e procedure possa essere, in ogni territorio, un presidio di conoscenze dei bisogni aziendali e di approfondimenti circa le caratteristiche delle persone con disabilità (capacità, competenze, risorse, obiettivi e aspirazioni).

Certo è che mentre si tenta di migliorare l’attuazione di una legge ancora poco conosciuta e spesso non applicata, bisogna stare attenti alle manovre di arretramento. Che sono sempre in agguato. C’è infatti chi vorrebbe rimettere mano alla legge 68/99 facendola rientrare all’interno delle politiche sociali e non più in quelle del lavoro. Si tornerebbe così al pregiudizio per cui il lavoro ai disabili è un atto di assistenza sociale.

Le foto che corredano gli articoli di questo numero sono state gentilmente concesse da Aipd Pisa.

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